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Una vita da predestinato, quella di Alberto Ascari.
Un’esistenza breve ma intensa, come si confà ad un mito della sua caratura: figlio di Antonio Ascari, grande pilota automobilistico, ottiene molte delle sue vittorie con la Ferrari, legando per sempre il suo nome alla scuderia del Cavallino.  | La leggenda di Alberto Ascari ha fatto tappa al Museo Nicolis di Villafranca di Verona che, in collaborazione con la Galleria Ferrari e l’archivio Millanta, ha allestito un’esposizione che ripercorre il periodo più significativo, fra il 1940 e il 1955. |
A presentarla un parterre d’eccezione costituito dal “terzo Ascari”, Tonino, figlio di Alberto e pilota anch’esso, Giovanni Perfetti, Direttore del Patrimonio e della Galleria Ferrari di Maranello, Romolo Tavoni, per sette anni segretario di Enzo Ferrari e Direttore Sportivo della Scuderia Ferrari alla fine degli anni cinquanta, Cesare De Agostini, giornalista ed esperto di storia di automobilismo, Mauro Forghieri, progettista Ferrari, Marco Montemaggi, Vicepresidente di Museimpresa. 
Attraverso gli oggetti personali, i trofei, le riviste dell’epoca e le frasi più celebri, è possibile scoprire alcuni lati della personalità di Ascari noti solo a chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. La sua vicenda è affascinante perché, fondamentalmente, è la storia di un grande amore. Una di quelle passioni totali, sconvolgenti, che tanto danno e altrettanto prendono. Fatta di motori che gli scorrono nelle vene, dei due successi iridati in Formula 1 a bordo della Ferrari e di una curva fatale dell’autodromo di Monza. Ripercorrendo la vita di Ascari si incontrano altri illustri protagonisti di vicende mitiche dell’automobilismo come Fangio o Villoresi. “Villoresi mi diede i primi e più preziosi consigli” commentava Ascari, “lui mi insegnò a prendere le curve, a conoscere il fondo stradale e il motore. Se mi mancasse sarebbe come se mi portassero via un fratello”. 
La mostra si occupa di Ascari come uomo prima ancora che come campione. Scopriamo che sotto al mitico casco azzurro si celava una personalità vivace e metodica al tempo stesso, capace di coniugare slanci istrionici alla più accurata pianificazione della gara. Non potevano, nel progetto espositivo, mancare i motori, i suoi motori. La mostra espone la prima vettura acquistata da Ascari, una Fiat Balilla, una Bianchi 500 con cui disputò alcune gare motociclistiche e, soprattutto, la Ferrari 166F2 a bordo della quale, tra il 1950 ed il 1951, tagliò per primo il traguardo dei GP di Modena, di Napoli e di Germania. Quest’ultima vittoria, come ammette il pilota stesso, fu conquistata con enorme fatica: “Fu una lotta durissima, fra me e Fangio. Giro per giro ci inseguivamo come ombre. Arrivammo tutti e due cotti, dopo esserci fermati ai box per cambiare le gomme e fare il pieno di benzina due volte per ciascuno….io arrivai primo e finita la gara Fangio mi venne vicino e mi strinse la mano per complimentarsi. Mi ha fatto più piacere quel gesto che l’esito stesso della gara!”. Non mancano, infine, alcuni pezzi curiosi. Come il giocattolo Ferrari 500F2 prodotto in occasione delle vittorie ai Campionati del mondo del 1952-53 all’interno del quale si trovavano le ciliegine “Toschi” sottospirito. Per ulteriori informazioni: www.museonicolis.com 

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